Consulenza e terapia individuale, di coppia e familiare

Perché rivolgersi allo psicologo

Rivolgersi allo psicologo può essere utile per affrontare:

  • questioni mirate che possono riguardare decisioni da prendere, passaggi evolutivi (ad esempio, nascite, accudimento di genitori anziani), momenti di difficoltà/crisi (come conflitti all’interno della coppia o difficoltà scolastiche dei figli)
  • sintomi (ansia, attacchi di panico etc.)
  • sofferenza più diffusa e meno definibile.
La consulenza e la terapia in ottica sistemica

La domanda che muove alla richiesta di consulenza, che sia un problema, un sintomo o qualsiasi ragione di preoccupazione o sofferenza, viene intesa come una mappa da cui partire per esplorare il presente e il passato, immaginare il futuro e aprire nuove prospettive percorribili per riuscire a stare meglio.  

In ottica sistemica, la consulenza viene fornita lavorando sulla relazione, sui contesti di appartenenza, allargando sempre più la visione delle cose. È qualcosa che serve a esplorare, non tanto per ricercare le ipotetiche cause che, in una logica lineare, sarebbero all’origine di un problema, quanto per costruire insieme nuove possibilità alternative di avere a che fare con la propria storia, con le proprie risorse e con le proprie fragilità.

Quale terapia: individuale, di coppia o familiare

Quando un individuo, una coppia o una famiglia chiedono una consulenza, già alla prima telefonata vengono raccolte informazioni preliminari utili ad orientare l’incontro. Se la problematica portata riguarda la coppia o il nucleo familiare, senza che ci sia una netta ed esplicita richiesta per una terapia individuale, già durante la telefonata può esserci un primo confronto per decidere insieme il tipo di consulenza più appropriato: individuale, di coppia o familiare.

Il lavoro d’équipe

Nel lavoro clinico in ottica sistemica, assume particolare valore il lavoro d’équipe. Nel caso di coppie e famiglie, si rivela notevolmente efficace il lavoro in co-terapia (due terapeuti presenti nella stanza con i pazienti), perché permette di avere una maggiore ricchezza di punti di vista intorno a cui muovere proposte verso il cambiamento. Per questa ragione, è una possibilità che offro ai miei pazienti nel momento in cui progettiamo il lavoro da fare insieme.

L’analisi della domanda di aiuto

Il primo incontro (ma può essere prezioso utilizzarne anche un secondo) mi serve per analizzare la domanda di aiuto e per iniziare a progettare insieme al paziente delle ipotesi di lavoro. Queste di solito riguardano proposte per trovare soluzioni ai problemi portati attraverso la presa in cura, ma possono anche prevedere l’invio a un collega o fermarsi alla consultazione.

Durata e cadenza delle sedute

Le sedute individuali durano 50 minuti e hanno tendenzialmente una cadenza quindicinale, anche se ogni situazione verrà attentamente valutata con il paziente. Le sedute di coppia durano 80 minuti e hanno cadenza quindicinale o mensile. Lo stesso vale per le sedute di terapia familiare. In ogni caso, questo intervallo tra le sedute serve affinché il lavoro fatto insieme possa avere il tempo di fare il suo corso in direzione del cambiamento.

Quanto dura la terapia

La durata della terapia è variabile, può andare da qualche mese a un anno, o più, e non è valutabile a priori, ma è sempre una valutazione congiunta da parte di terapeuta e paziente. Durante il percorso, sarà mia cura proporre dei momenti di confronto in cui decidere insieme come proseguire.

Quando finisce la terapia

La fine della terapia ha a che fare con l’idea di cambiamento che hanno il terapeuta e il paziente, e da come questa prende forma all’interno della relazione terapeutica. Personalmente, non credo che il cambiamento sia un passaggio lineare tra un punto di partenza e un punto di arrivo desiderabile. Penso, semmai, che il cambiamento abbia a che fare con la flessibilità, ovvero con la capacità di immaginare e costruire delle alternative utili per riuscire a stare meglio. E penso che siano proprio queste le cose che ci possono aiutare quando abbiamo un problema, quando dobbiamo prendere una decisione o quando ci sentiamo senza via d’uscita. Penso, insomma, che le possibilità di cambiamento ci siano, e possiamo imparare a costruirle. E che questo sia il modo migliore per barcamenarsi tra gli accadimenti della vita e permettere che essa riprenda il suo fluire tra alti e bassi, non solo nonostante le inevitabili discontinuità, ma attraverso queste, di cui dobbiamo prenderci cura, affinché possano muovere verso nuove ristrutturazioni, restituendo allo sguardo tutta la complessità e la bellezza dell’esistenza.